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Video hard in Rete: vite spezzate

“Senza la dignità, l’identità viene cancellata”

(Laura Hillenbrand)

È la storia di un’identità violata, quella di Tiziana Cantone, la trentunenne campana che il 13 settembre scorso si è tolta la vita dopo essere stata, per oltre un anno, al centro di una “gogna mediatica”, scatenata dalla pubblicazione su Internet di alcuni video hard che la ritraevano mentre aveva rapporti sessuali. Al dolore, alla solitudine, alle umiliazioni subite dalla ragazza a partire dalla primavera del 2015, si aggiungono la beffa di una memoria oltraggiata, l’affronto di giudizi spietati, commenti sessisti e una moltitudine di offese che neppure un atto estremo e disperato come il suicidio è riuscito a placare.

“È il maggio del 2015, quando Tiziana si presenta in Procura per fare una denuncia. Racconta di aver girato quei video e di averli poi inviati a persone con le quali, spiega al magistrato, aveva intrecciato «relazioni virtuali» sui social network. Era un periodo di «fragilità e depressione», fa mettere a verbale, e ancora peggio sta ora che ha scoperto che quei video sono su molti siti porno. Fa i nomi dei quattro a cui ha inviato le immagini, e tutti vengono indagati per diffamazione. […] Scopre un forum per adulti in cui si parla di lei come della protagonista di video pubblicati da un sito di scambisti, e alcuni gruppi su Facebook dedicati a lei, ma soprattutto numerosi profili fasulli con il suo nome e le sue foto tratte dai frame di quei filmati, seppure parzialmente coperte per non incorrere nella censura del social network. […] Tiziana smette di uscire da casa perché le è capitato di essere «riconosciuta e derisa» […]. Gli amici spariscono, nessuno la chiama più […] comincia a stare male, ha attacchi di panico, piange, pensa al suicidio. Ci prova anche ma la fermano in tempo” (www.corriere.it).

L’iter giudiziale civile che la ragazza intraprende contro Facebook, Google, YouTube e Yahoo!, appellandosi al diritto all’oblio, anziché consentirle di riacquistare serenità, risveglia “l’interesse dei media, sortendo, di fatto, l’effetto contrario a quello desiderato. Ha ottenuto ragione parziale ed è stata condannata a pagare esose spese” (www.wired.it).

Dopo aver perso il lavoro, gli amici, tenta inutilmente di lasciarsi il passato alle spalle: si trasferisce altrove, ottiene di poter cambiare cognome. La furia inarrestabile dei cybernauti, però, la perseguita: nascono parodie sul web, si moltiplicano i post e gli sfottò ispirati ai video hard di cui è co-protagonista. Il 13 settembre 2016, Tiziana Cantone si uccide, impiccandosi con un foulard nello scantinato di un palazzo in provincia di Napoli.

Questa tragica vicenda, purtroppo, non rappresenta un evento isolato. Anni fa, a Perugia, una giovane ancora minorenne fu costretta a cambiare identità, dopo che un video hard che la ritraeva in atteggiamenti intimi con il fidanzato fu pubblicato su un sito pornografico. Ed è ancor più agghiacciante il caso della diciassettenne aggredita qualche tempo fa in una discoteca di Rimini, filmata dalle “amiche” mentre viene violentata. La scioccante documentazione dello stupro, accompagnata dalle sommesse risatine di coloro che hanno ripreso l’accaduto, viene condivisa sui social, divenendo in poco tempo un fenomeno virale. “Nessuna delle compagne pensa di chiedere aiuto, fermare in qualche modo il bruto, salvare in extremis una 17enne palesemente incapace di farlo da sola. Anzi, il giorno dopo quel filmato arriva proprio sul cellulare della giovane. E l’incubo si tratteggia in maniera più definita” (www.repubblica.it).

Episodi emblematici che, oltre alla mancanza di rispetto e alla totale assenza di empatia nei confronti dell’essere umano che ne è protagonista, testimoniano come gli strumenti di cui ogni giorno ci serviamo per informarci, comunicare, condividere immagini, opinioni e stati d’animo, possano divenire armi letali, se utilizzati in maniera impropria o con intenti persecutori. Ciò, ovviamente, non può essere attribuito al mezzo in sé, bensì all’uso distorto che se ne può fare.

Un recente studio, condotto dall’istituto di indagini demoscopiche Demos, ha monitorato per tre settimane la versione britannica di Twitter, con esiti sconcertanti: “6.500 utenti sono state attaccate da 10mila tweet sessisti. Allargando lo sguardo all’Europa, il rapporto è aumentato a 80mila persone prese di mira da una slavina di 200mila cinguettii ingiuriosi” (www.gqitalia.it).

Stando al rapporto Istat del 2014, tra i ragazzi che usano il cellulare e Internet, il 5,9% ha denunciato di aver subito ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o social network. Le vittime, principalmente, sono di sesso femminile: per la fascia di età 11-17 anni, sono state oggetto di vessazioni il 7,1% delle ragazze, contro il 4,6% dei ragazzi. A rischiare sono, in maggior misura, i ragazzi in fase preadolescenziale: circa il 7% degli 11-13enni dichiara di essere stato vittima, una o più volte al mese, di prepotenze tramite cellulare o Internet, nell’ultimo anno, mentre la quota scende al 5,2% se la vittima ha un’età compresa tra i 14 e i 17 anni (www.rainews.it).

“Lo strumento più efficace di difesa è l’autotutela”, ricorda il segretario generale di Anorc – Associazione nazionale per operatori e responsabili della conservazione digitale. “Perché tutti, oggi, anche i bambini, hanno lo smartphone, e il compito dei genitori e della scuola è quello di spiegare loro come utilizzarlo in modo consapevole. Per i ragazzi è normale acquisire foto e filmati e condividerli. Lo fanno spesso senza rendersi conto del pericolo potenziale a cui vanno incontro” (www.ilmessaggero.it).

Il Centro Italiano per la Psiche promuove una serie di interventi di aiuto centrati sulla specifica fase di vita vissuta dalla Persona, così da elaborare il processo di sofferenza dell’essere vittima di vessazioni, stalking ed episodi di cyberbullismo, oltre che per affrontare al meglio la difficoltà sottostante la fiducia da poter nuovamente concedere nelle relazioni, successivamente all’evento traumatico.

Ciò perché la Persona, se non sostenuta durante la fase di sofferenza, potrebbe avere una reazione patologica, caratterizzata da apatia, mancanza di perdita del piacere, insensibilità e vissuto di solitudine che potrebbe strutturarsi come vera depressione, fino al rischio di poter compiere un gesto estremo. I nostri esperti, Psicologi, Medici ed Educatori, possono essere reale elemento di supporto, sia per gli adulti che per i bambini/ragazzi, siano essi vittime o carnefici all’interno di queste dinamiche, così da poter individuare ed analizzare gli accadimenti e le motivazioni più profonde “determinanti” i ruoli degli “attori”.

Anche in chiave preventiva, sia con gli adolescenti che con gli adulti, è possibile affrontare le tematiche inerenti la sessualità, indipendentemente dal fatto che l’attrazione possa essere diretta a persone di differente o del medesimo sesso, così come gli aspetti affettivi coinvolti nella sessualità. In un’ottica preventiva, si promuovono strategie comportamentali e relazionali più efficaci tra genitori e figli, al fine di favorire un adeguato e sano processo di crescita, tanto per gli adulti che per i minori, centrato sulla ricerca del benessere e sull’evitamento dei comportamenti a rischio inerenti la sessualità, l’uso di sostanze, l’utilizzo abnorme o distorto di chat e social network e la diffusione di materiale audiovisivo.

Il Centro Italiano per la Psiche

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