Non essere cattivo: storie di droga e marginalità

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Droga, criminalità, violenza, ma anche amore, amicizia, speranza: sono questi i temi che si intrecciano nell’acclamato Non essere cattivo, opera postuma del regista Claudio Caligari, in programmazione nelle sale cinematografiche dall’8 settembre 2015. La pellicola dell’autore di Amore tossico e L’odore della notte, scomparso a Roma il 26 maggio scorso, è stata scelta per rappresentare l’Italia agli Oscar nella sezione “miglior film in lingua straniera”. Un grande risultato per il produttore Valerio Mastrandrea, interprete del penultimo lavoro del regista, al quale l’attore era legato da una profonda amicizia, “così tanto da battersi dopo la morte di Caligari per finire il montaggio e trovare una distribuzione al suo film” (www.vanityfair.it).

La trasposizione cinematografica di Caligari ha il sapore amaro della verità e il tono aspro di molte storie di periferia, di vite vissute ai margini, in cui la droga, l’illegalità, gli eccessi e il degrado fanno parte della quotidianità e rappresentano, per certi versi, l’unico scenario percepibile. Nel film la “devianza”, quale frutto di una condizione sociale e di uno stile di vita acquisito fin da giovanissimi, a un certo punto diviene una scelta e questa mette i due protagonisti a confronto: la frustrazione, l’incapacità di reagire alla propria condizione nell’uno, si scontrano con la volontà di riscatto, insieme al bisogno di instaurare legami profondi e duraturi nell’altro.

Non essere cattivo narra la storia di due amici, Cesare (Luca Marinelli, La solitudine dei numeri primi) e Vittorio (Alessandro Borghi, Roma criminale). Sullo sfondo della Ostia degli anni Novanta, Cesare vive con la madre e la nipotina, malata di Aids e orfana di mamma, morta per la stessa malattia. Suo è l’orsacchiotto che porta il bavaglino con la scritta “non essere cattivo”. Per mantenere queste due donne Cesare spaccia, ruba, truffa. Vittorio, con il passare del tempo, comincia a desiderare una vita diversa: incontra Linda, che ha già un figlio, e vorrebbe costruire qualcosa di diverso insieme a lei. Cesare e Vittorio si conoscono da vent’anni. Insieme hanno vissuto notti sbandate fatte di sballi in discoteca, macchine veloci, alcol, pasticche, spaccio di cocaina, furtarelli. Sono fratelli dell’anima ma hanno anime diverse. Cesare e Vittorio si allontanano, si ritrovano, si perdono” (www.repubblica.it).

Quando si cresce in un ambiente in cui la sopravvivenza viene tradizionalmente associata alla capacità di escogitare espedienti, di mostrarsi duri per non soccombere, di adeguarsi alla legge del più forte, la “cattiveria” espressa può essere interpretata anche come la maschera dietro la quale celare le proprie sofferenze e fragilità più profonde. Crimini, droga, brutalità, spesso sono comportamenti devianti proposti “passivamente”, in quanto associati al proprio stile di vita, nel quale la carenza, inconsistenza o assenza degli affetti genitoriali e delle relazioni non hanno potuto “nutrire” la Persona, così da renderne solida la personalità. Il disagio che ne consegue, pertanto, trova riverbero nell’assenza di prospettive e, con il protrarsi del comportamento deviante, si allontana la possibilità di riscatto personale. In uno scenario di questo tipo, la sensazione di non avere via di scampo, di essere destinati alla privazione, alla miseria e allo squallore possono portare a cercare conforto nell’abbraccio devastante delle droghe, a perseguire “l’avveramento” all’interno di una carriera deviante, nutrita di violenze e soprusi in cui i contesti dell’illegalità divengono gli unici nei quali si riesce a creare una rete sociale funzionale alla propria sopravvivenza.

Per i protagonisti del film, come per molti ragazzi cresciuti in condizioni di marginalità e disagio, l’adozione di comportamenti a rischio, quali l’assunzione di droga, lo sfogo incontrollato dell’aggressività e l’istinto a delinquere rappresentano un modus vivendi, acquisito anche all’interno del gruppo dei pari, condizionato dall’ambiente socio-culturale di provenienza e legittimato da modelli di riferimento negativi, i quali, però, divengono gli esempi da seguire e imitare. Questi assolvono, infatti, in qualità di “surrogato”, ai modelli genitoriali che non sono stati in grado di “nutrire”. L’azzardo, lo spingersi al limite, pertanto, divengono tentativi per colmare quel vuoto esistenziale, quel bisogno di emozioni che, in assenza di legami affettivi solidi, di passioni da coltivare, di obiettivi da realizzare, di modelli sani da seguire, si ritiene impossibile soddisfare. Tali comportamenti, dunque, soprattutto in età adolescenziale, risultano fortemente correlati allo sviluppo dell’identità personale:

“In particolar modo, le funzioni relative all’uso di sostanze […] riguardano il sentirsi adulti, la sperimentazione del sé, aspetti di trasgressione, ricerca delle sensazioni e, talvolta, fuga dalla realtà. […] Nell’ambito del consumo di sostanze, i principali fattori di rischio presentano “caratteri Individuali (caratteristiche di personalità, variabili cognitive); Relazionali (appartenenza a gruppi di pari); Familiari (attaccamento, funzionamento familiare, stili parentali); Sociali (SES, contesto culturale, sociale, politico)” (Canu, 2013 – https://www.centroitalianoperlapsiche.it/psicologia-delle-tossicodipendenze/).

La droga rappresenta tutt’oggi un’emergenza sociale. Secondo la Relazione europea sulla droga 2015: Tendenze e sviluppi” il consumo di sostanze stupefacenti resta “una delle principali cause di mortalità evitabile tra i giovani europei, sia direttamente in seguito a overdose (decessi indotti da stupefacenti) sia indirettamente, in seguito a malattie, incidenti, violenze e suicidi connessi al consumo di stupefacenti”. In base alle stime “ogni anno in Europa muoiono circa 10.000 – 20.000 consumatori di oppiacei” (www.emcdda.europa.eu).

La relazione dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (OEDT), evidenzia che circa 80 milioni di adulti in Europa, ossia circa un quarto della popolazione adulta, ha fatto uso di sostanze illecite nel corso della propria vita:

Dalla ricerca emerge, inoltre, un “ristagno generale della domanda di eroina. Circa 19,3 milioni di adulti (15-64 anni) ha segnalato il consumo di cannabis nell’ultimo anno.  Circa 3,4 milioni di adulti (15-64 anni) hanno consumato cocaina nell’ultimo anno, di cui 2,3 milioni sono giovani adulti (15-34 anni)” (www.quotidianosanita.it).

Il Centro Italiano per la Psiche, in virtù della propria vocazione professionale e sociale, offre alle Persone affette da dipendenza patologica da sostanze (tossicodipendenza e alcolismo), nonché ai rispettivi familiari, una serie di Consulenze di Psicoterapia Individuale, di Psicoterapia di Coppia e di Psicoterapia Familiare Gratuite. Qualora la Persona necessitasse, sarà possibile usufruire anche di una Prima Consulenza Psichiatrica Gratuita. Ciò, in virtù di un approccio olistico che tenga conto della Persona nella sua totalità. L’integrazione tra gli aspetti organici e quelli psicologici e relazionali risulta essenziale, infatti, sia nel trattamento delle dipendenze da sostanza che comportamentali:

“La dipendenza patologica, o addiction, è un fenomeno che racchiude molteplici aspetti: il comportamento, la storia o i significati psicologici e le conseguenze che ne derivano […]. L’obiettivo è quello di riabilitare la persona facendo emergere le sue risorse personali, sociali e relazionali, così da rinforzarle, per creare delle fondamenta solide finalizzate al raggiungimento di una reale autonomia e libertà dalle sostanze” (Canu, 2013).

Attraverso tali percorsi si avranno a disposizione le competenze e il sostegno necessari a prendere coscienza del problema e ad elaborare il rapporto di dipendenza, in vista del suo superamento. Ove necessiti, verranno elaborati percorsi personalizzati volti ad “accompagnare” l’interessato verso le Comunità di Riabilitazione, Comunità Terapeutiche e Centri di Disintossicazione, unitamente – se possibile – al coinvolgimento delle figure familiari significative. Per coloro che avessero già raggiunto questo fondamentale traguardo, sono previsti percorsi di sostegno che consentano il rafforzamento dell’autostima e il potenziamento delle risorse personali, nella conservazione della condizione drug-free, al fine di aiutare la Persona a ricostruire i propri legami affettivi e le proprie relazioni sociali, conquistando o riconquistando, al tempo stesso, autonomia ed efficienza in ambito lavorativo. Ciò, al fine di consentire un affrancamento completo dalla sostanza o da altri tipi di dipendenza, dunque per evitare le cosiddette ricadute. Per eventuali problematiche correlate all’utilizzo di sostanze sarà possibile usufruire, inoltre, di una Prima Consulenza Nutrizionale Gratuita, di una Prima Consulenza Allergologica Gratuita o di una Prima Consulenza Andrologica Gratuita.

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