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I disturbi del sonno in età evolutiva

In occasione del XXV Congresso Nazionale della Associazione Italiana di Medicina del Sonno (AIMS), svoltosi a Cagliari dal 30 settembre al 3 ottobre 2015, è emerso che “oltre il 20% della popolazione generale soffre di disturbi del sonno”. Tali disturbi, spesso, comportano “un aggravamento di patologie sottostanti, quali ad esempio l’ipoventilazione alveolare”. Le patologie del sonno che causano continui microrisvegli, come le apnee notturne, inoltre “sono fattore di rischio per eventi cardio e cerebrovascolari ed aritmie cardiache e possono aggravare il deterioramento cognitivo” (www.unica.it).

Secondo le stime rese note in occasione della Giornata Mondiale del Sonno, tenutasi il 13 marzo 2015 (www.worldsleepday.it), nel mondo, il 45% della popolazione complessiva soffre di disturbi del sonno.

Tali disturbi, purtroppo, sono sempre più frequenti in età evolutiva. Tra i recenti avvenimenti di cronaca, leggiamo: “Bimbo di 6 anni americano, in vacanza a Roma, cade dal secondo piano: probabile sonnambulo” (www.affariitaliani.it). Nel giugno 2010, un episodio analogo si era verificato in Campania: Tragedia a Salerno, un 12enne cade dal balcone, soffriva di sonnambulismo (www.ilgiornale.it).

L’uomo trascorre circa un terzo della propria vita a dormire. Il sonno si presenta, pertanto, come uno stato indispensabile per l’economia della mente.

Ma cosa si intende per disturbi del sonno?

L’Association of Sleep Disorders Centers (ASDC) suddivide i disturbi del sonno in quattro categorie:

  • Disturbi dell’inizio e del mantenimento del sonno o insonnie;
  • Disturbi da eccessiva sonnolenza o ipersonnie;
  • Disturbi del ritmo sonno-veglia;
  • Disturbi associati al sonno, a stadi del sonno o a risvegli parziali, complessivamente chiamati parasonnie, categoria in cui rientra il sonnambulismo. (Il sonno e i suoi disturbi, M.Mancia, S:Smirne, 1985).

Sono numerosi gli studi che dimostrano quanto la carenza di sonno interferisca con lo stato di salute. Durante l’età dello sviluppo, può minare seriamente le capacità di apprendimento ed essere associata alla comparsa precoce di patologie, talvolta invalidanti, come la cefalea (Correlazioni tra cefalea e qualità del sonno in età scolare, D. Murolo, M.T. Bellucci, et altri, 1998).

I disturbi del sonno in Età Evolutiva, inoltre, rappresentano un fattore di rischio accertato per lo sviluppo di disturbi psichici, quali ansia e depressione, le quali, a loro volta, amplificano la difficoltà a dormire, e danno origine ad un vero e proprio circolo vizioso.

In particolare, “il sonnambulismo esordisce nella maggior parte dei casi tra i 6 e i 12 anni, e abitualmente scompare prima dei 20 anni. La sua persistenza o ricomparsa in età adulta sono frequentemente associate a disturbi psichiatrici” (M. Mancia, S. Smirne, 1985).

L’alterazione del sonno può causare un disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti, in quanto “lo stress e la compromissione delle attività lavorative diurne sono gli aspetti essenziali condivisi dai vari disturbi del sonno-veglia. I disturbi del sonno sono spesso accompagnati da depressione, ansia e modificazioni cognitive che devono essere prese in considerazione nella pianificazione e nella gestione del trattamento” (DSM-5, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, American Psychiatric Association, 2014). Anche per tale ragione, dunque, è fondamentale intervenire precocemente.

I disturbi del sonno possono esprimere un conflitto attuale del bambino, che va subito individuato e curato per evitare un coinvolgimento totale della sua personalità; in altri casi, invece, possono rappresentare gli unici sintomi evidenziabili di possibili futuri disturbi relazionali.

È noto come il sonno svolga un ruolo fondamentale nella strutturazione e maturazione del bambino: tale funzione è fortemente condizionata dal modo in cui l’ambiente risponde a questo bisogno biologico. Per una corretta valutazione di eventuali disturbi del sonno, quindi, occorre tener conto del contesto in cui il bambino vive e delle relazioni che si sviluppano all’interno del nucleo familiare, le quali hanno azione di protezione e di modellamento della funzione stessa del sonno. La condizione migliore per favorire l’addormentamento, infatti, è il senso di sicurezza: se il bambino lo acquisisce in tenera età, grazie alla presenza rassicurante del genitore, tale sensazione verrà mantenuta e consolidata anche in età adolescenziale.

Fondamentali risultano, inoltre, le abitudini che il bambino acquisisce in famiglia. È dimostrato, infatti, come le cattive abitudini alimentari e la mancanza di attività fisica interferiscano con il riposo notturno (www.informasonno.it). Una corretta educazione alimentare, unita alla pratica di una sana attività sportiva, possono incidere significativamente sullo stile di vita e migliorare sensibilmente la qualità del sonno.

Il Centro Italiano per la Psiche, fedele alla propria mission, in un’ottica di pieno raggiungimento del benessere psico-fisico della Persona, offre interventi mirati, condotti da Medici, Psicologi ed Educatori, volti a migliorare le capacità di addormentamento e a ripristinare una buona qualità del sonno. Questo perché dormire poco e/o male, nell’età della crescita, può interferire con la capacità di apprendimento e compromettere seriamente lo sviluppo psico-fisico del bambino o del ragazzo. Nell’adulto, la carenza di sonno, può accrescere il rischio di incidenti stradali e di infortuni sul lavoro, favorire l’obesità, creando scompensi metabolici, essere causa, principale o concomitante, di patologie anche gravi.

Il Centro Italiano per la Psiche

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