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Donne Oltre La Maternità

Donne oltre la maternità: la scelta di non essere madri e il vuoto della maternità mancata

Oggi molte donne, per diverse ragioni, non sempre per scelta, non diventano madri. Ma come affrontare la scelta di non essere madri oppure il vuoto che provoca una maternità mancata?

 

Nell’immaginario collettivo, all’idea della donna spesso si associa la cura della casa e, soprattutto, la procreazione dei figli. Nonostante i progressi sociali compiuti, anche nei paesi occidentali più moderni, sembra ancora difficile considerare la donna inserita in un contesto mentre dedica la propria esistenza ad altro diverso dalla maternità, come ad esempio la carriera.

 

Una scelta è consapevole oppure forzata

 

Alcune donne vivono tale scelta consapevolmente ma nel momento in cui si confrontano con gli altri in merito alla decisione assunta, possono sentirsi screditate, con un vissuto di minor valore rispetto alle donne madri, esperendo conseguentemente situazioni di imbarazzo, mettendo in atto comportamenti schivi e di ritiro dal contesto sociale, dietro cui spesso si cela una sofferenza e, in taluni casi, dinamiche psicologiche più profonde non elaborate.

 

In altre circostanze, a una donna, pur desiderando un figlio, non è data la gioia della maternità. Le cause dell’infertilità della coppia possono essere di diversa origine: congenite oppure conseguenti a sopraggiunte patologie, o anche derivanti dall’aumento dell’età media in cui si cerca di concepire un figlio.

Sicuramente la medicina ha fatto progressi importanti in questo ambito ma molte sono ancora le situazioni e le motivazioni in funzione delle quali, nonostante l’esistenza di pratiche cliniche specifiche, continua a non essere possibile concepire.

 

Non essere madre, qualunque sia la motivazione, porta con sé dolore e sofferenza spesso non riconosciuta e trascurata.

 

Il rispetto delle motivazioni di una scelta consapevole

 

Se la motivazione si basa su una scelta di vita, è possibile che la donna sia vittima di pregiudizi e considerazioni che possono creare turbamenti, chiusura e dolore. Non vedere riconosciuta, nel contesto sociale in cui si vive, la propria condizione di donna indipendentemente dall’essere anche madre, può generare vissuti molto dolorosi.

In questo scenario, una donna con una carriera soddisfacente a livello personale (non per forza in termini economici), quindi appagante per sé stessa, può passare in secondo piano nella considerazione del valore della persona se non è anche mamma.

 

Il vuoto che provoca una maternità mancata

 

Se essere mamma non è una scelta, l’isolamento sociale si aggiunge alla grande sofferenza già presente a causa dell’impossibilità di diventare genitore. Questo genera dolore, fatica nel riconoscimento di sé come persona di valore e nell’accettare un cambiamento così importante nel proprio progetto di vita.

 

L’impossibilità di realizzare il desiderio di maternità procura una ferita estremamente dolorosa, nei confronti della quale le persone possono vivere un profondo senso di solitudine. L’investimento affettivo sul bambino immaginato si tramuta in vissuto di perdita. Un processo complicato dal sopraggiungere di sensi di colpa, sentimenti di ingiustizia, di invidia e di impotenza.

 

Il lutto non riconosciuto

 

Ancor di più la perdita di un figlio mai nato è un lutto non riconosciuto, spesso rimosso da meccanismi di difesa che proteggo dall’entrare in contatto con vissuti di angoscia ed emozioni di intensa sofferenza.

 

La Donna oltre la maternità mancata: una sofferenza tangibile che può essere affrontata

 

La maternità mancata, per chi ne conosce i contorni, è un mancato sconvolgimento di vite che volentieri si sarebbero ristrette per fare spazio ad Altro da Sé e che, invece, si sono ripiegate su sé stesse per accogliere un dolore tutt’altro che inconsistente e ingiustificato.

Una sofferenza tangibile, reale, che può essere affrontata ed elaborata attraverso una psicoterapia così da costruire piani di maggiore consapevolezza e un progetto di vita capace di modificarsi ed accogliere la realtà della propria vita.

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