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Disturbo Depressivo? – Comprenderlo meglio e combatterlo per tempo

Spesso, con ironia o convinzione, si apostrofa qualcuno come persona con chissà quale Disturbo Depressivo. A volte ce lo si diagnostica pure

Non esiste un solo disturbo depressivo. Di questa categoria, in realtà, fanno parte il disturbo da disregolazione dirompente, il disturbo depressivo maggiore, il disturbo depressivo persistente, il disturbo disforico premestruale, il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci, il disturbo indotto da altra condizione medica e il disturbo depressivo senza altra specificazione.

Come disturbo depressivo, per comprendere meglio, tratteremo il più citato nella nostra epoca: la depressione maggiore. Perché questa possa essere riconosciuta come tale, devono comparire umore depresso e perdita di interesse o piacere verso tutte (o quasi) le attività, per la maggior parte del giorno e quasi tutti i giorni, per almeno 2 settimane. Inoltre, possono sopraggiungere la perdita o l’aumento di peso, insonnia o ipersonnia, agitazione o rallentamento, faticabilità o perdita di energia, sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi, ridotta capacità di concentrazione, di pensiero e decisionale, comparsa di pensieri ricorrenti di morte e ideazione suicidaria. Il corrispondente disturbo depressivo, in età evolutiva (6/18 anni), che si chiama disturbo da disregolazione dirompente, si caratterizza per irritabilità o tristezza.

Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia, più di 2,8 milioni di persone (5,4% della popolazione generale) soffre di un disturbo depressivo. Gli stessi dati, inoltre, mettono in evidenza che al crescere dell’età aumenta la frequenza del disturbo depressivo dell’ansia (35/64 anni: 5,8%; dai 65 anni: 14,9%), oltre al fatto che le donne sembrano essere più colpite degli uomini, a partire dall’età adulta. Il lavoro sembra emergere come un fattore protettivo importante rispetto alla depressione e all’ansia poiché le persone che lavorano riferiscono tali disturbi nel 3,5% dei casi mentre tra i disoccupati e inoccupati la percentuale sale al 9,8. Anche il tasso di suicidio, imputabile a tali motivi, cresce con l’età anagrafica: 0,7% per i giovanissimi fino a 19 anni; 10,5% negli anziani. Questo tragico dato è 4 volte più rilevante nei maschi rispetto alle femmine e, nella fascia anagrafica 20/34 anni, il suicidio costituisce il 12% delle cause di morte.

 

Cosa fare per affrontare la depressione maggiore?

Occorre accettare la propria condizione di malessere, anziché negarla a sé stessi e, a questo punto, mobilitarsi concretamente per affrontarla chiedendo aiuto.

Bisogna accettare che i sintomi avvertiti non siano casuali e che non passeranno da soli, con il tempo. I sintomi, invece, sono gli effetti del malessere che riguarda le persone, in base agli aspetti consapevoli e inconsapevoli che appartengono loro, differenti per le proprie specificità. È per tale motivo che, per affrontare realmente il disturbo depressivo, occorre prendere in considerazione l’avvio di una Psicoterapia. Al Centro Italiano per la Psiche si attuano Psicoterapie differenti per tipologia e approccio, congruamente con le caratteristiche del paziente. La Psicoterapia, nel caso di depressione maggiore, in genere, è integrata alla Terapia Psicofarmacologica, con quantità a scalare compatibilmente con il miglioramento delle condizioni del paziente, solitamente prescritta dalle proprie figure professionali appositamente specializzate, per i minori e per i maggiorenni, che rispettivamente sono il Neuropsichiatra Infantile e lo Psichiatra. Il trattamento di cura congruo per affrontare il disturbo depressivo, dunque, non può prescindere dall’avvio di una Psicoterapia in quanto reale atto d’amore verso sé stessi poiché centrato sul vero e duraturo cambiamento della persona.

Nel caso in cui, invece, non si sentissero sufficienti risorse emotive tali da non rendere possibile l’avvio di una Psicoterapia, dunque si optasse per l’impiego esclusivo dello psicofarmaco, per evitare di elevare il proprio livello di inadeguatezza e senso di colpa, è fondamentale sapere che:

 

  1. Inizialmente, dopo due settimane circa dall’assunzione, si percepirà un livello di malessere inferiore a quello percepito inizialmente ma ciò sarà solo l’effetto chimico del/i farmaco/i. I motivi profondi del malessere, infatti, in assenza di psicoterapia continueranno ad esistere e manifestarsi;
  2. La prescrizione degli psicofarmaci sarebbe opportuno fosse fatta da figure professionali appositamente specializzate per la somministrazione psicofarmacologica, dunque il Neuropsichiatra Infantile e lo Psichiatra, a seconda dell’età del paziente.

Il Centro Italiano per la Psiche

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