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Cos’è l’autismo?

Il 3 e il 4 dicembre 2015, a Roma, si è tenuto il 1° Convegno nazionale di AIRA – Associazione Italiana di Ricerca sull’Autismo, la quale ha l’obiettivo di diffondere teorie e approcci basati sulle evidenze della ricerca scientifica in materia di “Disturbi dello Spettro Autistico” (www.airautismo.it). Purtroppo, ad oggi, non si conosce con precisione la causa dell’autismo, né la terapia farmacologica o comportamentale che curi tutti i suoi sintomi mentre, nel corso degli anni, intorno a tale tema, sono sorti tanti falsi miti, molti dei quali non ancora sfatati.

Essi hanno suscitato l’attenzione dei mass media, dunque della popolazione generale, dando origine a campagne allarmistiche spesso prive di scientificità. Il convegno è stato intitolato The Autism Challenge: from research to individualized practice, così da centrare l’attenzione sulle conoscenze verificate. Attualmente, “l‘unica cosa certa è ”, sottolinea la coordinatrice di Nida, ovvero del Network Italiano per il riconoscimento precoce dei Disturbi dello spettro Autistico. La precocità dell’intervento si configura, dunque, come elemento essenziale per il raggiungimento di un’integrazione sul piano sociale e lavorativo (http://www.pernoiautistici.com/2015).

Individuare tempestivamente i Disturbi dello Spettro Autistico è importante, così come informare e sensibilizzare la popolazione, affinché sia ben chiaro cosa significhi essere autistici. Quale immagine si configura nella mente nel momento in cui si pensa all’autismo? Forse, ancora, non tutti conoscono le caratteristiche del soggetto affetto da Sindrome dello Spettro Autistico e, a tal proposito, proponiamo la visione del Corto Animato dal titolo Mon petit frère de la lune (Il mio fratellino dalla luna), nel quale si ode la voce fuori campo di una bambina che descrive in modo chiaro, allegro e poetico i comportamenti del fratellino autistico https://www.youtube.com/watch?v=_KvHeQ9M7bs.

I Disturbi dello Spettro Autistico sono disturbi del neurosviluppo, caratterizzati da una grande variabilità individuale. Rispetto alla popolazione generale hanno una prevalenza di circa l’1% e nei maschi si riscontra 4 volte in più che nelle femmine (http://www.pernoiautistici.com/2015/12/cosa-bolle-in-pentola-labc-dellautismo-al-convegno-aira/). Nell’autismo risultano principalmente compromesse le sfere della comunicazione e dell’interazione sociale. I soggetti autistici, infatti, possono non avere consapevolezza delle altre persone, oppure possono avere un approccio bizzarro, intendendo, con ciò, la non sufficiente capacità di tenere in considerazione il contesto sociale. Generalmente, in misura variabile, è coinvolta anche la sfera comunicativa verbale. In alcuni casi vi è completa assenza di linguaggio verbale, oppure lo stesso può essere sviluppato in ritardo o, qualora lo sviluppo linguistico sia adeguato, si evidenziano anomalie nella pragmatica, dunque alterazioni della prosodia e difficoltà a modulare il linguaggio in base al contesto comunicativo.

I bambini con autismo, spesso, mettono in atto schemi comportamentali ripetitivi (ad esempio sfarfallamenti delle mani) e hanno interessi ristretti. Talvolta possono essere attratti o, al contrario, spaventati da particolari stimoli uditivi, visivi, tattili o cinestesici (http://www.airautismo.it/).

Le ricerche, inoltre, mostrano che la presenza di fratelli cui sia già stato diagnosticato un Disturbo dello Spettro Autistico possa costituire un significativo fattore di rischio: “nella popolazione rappresentata dai fratelli minori di bambini con autismo la possibilità che questi sviluppino lo stesso disturbo sale a 1 su 10, con un rischio oltre 10 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Per tale ragione i fratelli di bambini con questa diagnosi sono considerati ad alto rischio per lo sviluppo di un disturbo simile” (www.medicitalia.it).

Oltre alla familiarità, sono stati individuati una serie di atteggiamenti e comportamenti che possono indicare la presenza di un Disturbo dello Spettro Autistico: il bambino non risponde al suo nome; a volte sembra udire, altre no; il linguaggio è in ritardo, oppure aveva acquisito delle parole e poi sembra regredito; non mostra interesse al gioco con gli altri; non sorride socialmente; evita il contatto oculare; non sa come usare i giochi; ha crisi eccessive di collera o aggressività; cammina in punta di piedi; ha attaccamenti inusuali ad oggetti o giochi (www.emergenzaautismo.org).

É fondamentale riconoscere tali segnali quanto prima, per garantire la maggiore efficacia degli interventi terapeutici. Quando un genitore avverte qualcosa che non va nella crescita del proprio bambino, spesso si sente dire che deve aspettare ancora, in quanto il bimbo è ancora piccolo e può sviluppare autonomamente determinate competenze che sembrano in ritardo o semplicemente anomale; in realtà, in tali casi, è sempre utile consultare uno specialista, affinché si possa avere un riscontro clinico circa i propri dubbi e, in caso di necessità, si possa essere indirizzati verso il percorso diagnostico e riabilitativo ritenuto più adeguato, laddove necessario.

Il Centro Italiano per la Psiche

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