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Autismo: le difficoltà di vivere e comunicare in un mondo estraneo

Lo scorso 2 aprile è stata la Giornata Mondiale della consapevolezza dell’Autismo, una giornata che, annualmente, richiama l’attenzione su un mondo ancora poco compreso, complesso e spesso molto difficile: quello delle persone autistiche e delle loro famiglie (www.ansa.it).

L’Autismo si riferisce ad un disturbo dello sviluppo cerebrale. Questo termine raggruppa condizioni caratterizzate da difficoltà nell’interazione e nella comunicazione sociale, da attività e interessi limitati e ripetitivi.

In considerazione dell’esistenza di un ampio range di condizioni autistiche, attualmente si preferisce utilizzare la definizione di “Disturbo dello Spettro Autistico” (Autism Spectrum Disorder, ASD, APA 2013) (www.apa.org).

Lo Spettro Autistico è caratterizzato da sintomi che coinvolgono differenti ambiti dell’esperienza umana: l’ambito sociale (compromissione, ritardo o atipicità dello sviluppo delle competenze sociali); l’ambito comunicativo (compromissione e atipicità del linguaggio e della comunicazione, verbale e non -verbale); l’ambito comportamentale (presenza di comportamenti ritualistici/ripetitivi).

Le caratteristiche del deficit sociale e cognitivo, come in generale la sintomatologia clinica, dunque, sono eterogene e possono presentare un’espressione variabile nel tempo.

Anche per questo motivo la condizione autistica, cronica, inabilitante e che interessa un numero elevato di famiglie, si configura come un rilevante problema di sanità pubblica avente evidenti ricadute di ordine sociale.

L’Autismo, solamente in Italia, colpisce fra le 300 e le 500mila persone; i casi, però, a livello mondiale, sono in aumento. Recenti stime indicano 62 casi per 10.000 abitanti; ciò significa che un bambino ogni 160 presenta un disturbo dello spettro autistico. Secondo altri studi, per la difficoltà di diagnosi, i tassi sarebbero decisamente più elevati (www.portale-autismo.it).

Attualmente non si conoscono con certezza le cause dell’Autismo: i ricercatori, attualmente, la adducono all’interazione tra fattori genetici, ambientali e altre variabili di ordine biologico. Seppure alla base delle origini eziopatogenetiche dei disturbi dello spettro autistico sia stata riconosciuta una multifattorialità, diverse evidenze scientifiche sottolineano il ruolo rilevante della componente genetica.

Una recente prospettiva teorica e di ricerca colloca i Disturbi dello Spettro Autistico secondo un asse di neurotipicità – neurodiversità. In tale ottica, le persone con Disturbi Dello Spettro Autistico dovrebbero essere considerate come persone caratterizzate soprattutto da un diverso modo di percepire la realtà, modalità che ne condiziona il comportamento e le abilità comunicative. In tale accezione, le persone autistiche, in contrapposizione al resto della popolazione, possono essere definite “neurodiverse”; tale termine, infatti, non rimanda esclusivamente alla disabilità, ma ad un modo differente di essere e di rapportarsi alla realtà, una condizione che non sempre implica disagio e patologia.

Adottare un’ottica neurotipica sull’Autismo aiuta ad avvicinarsi alla comprensione della diversità sensoriale presente nello Spettro Autistico, che rimanda sia a peculiarità della percezione sensoriale superiore, sia alla compromissione della cognizione motoria (www.stateofmind.it).

La persona affetta da un Disturbo dello spettro autistico, spesso si sente come un “extraterrestre” in un territorio alieno, un pianeta le cui regole e dinamiche non sono comprensibili e, per questo, potenzialmente spaventose e disturbanti. Essere autistici non significa, per questo, “non essere umani”, ma essere diversi, essere portatori di un’esperienza, seppur molto spesso problematica e dolorosa, speciale e originale (www.wonderland-ilmiomondo.blogspot.it).

In tal senso, perciò, è necessario abbandonare un’ottica squisitamente patologizzante, che interpreta l’Autismo unicamente come una malattia, così da ricercare le strategie psicologiche ed educative corrette, mirate ad aiutare la persona affetta da Autismo a vivere la realtà che la circonda nel miglior modo possibile.

Tutto ciò parte da una diagnosi corretta, che deve essere praticata da personale esperto e dall’ausilio di modelli di valutazione riconosciuti e utilizzati a livello internazionale. L’accuratezza della diagnosi e del profilo cognitivo e funzionale rappresentano una base conoscitiva necessaria per poter costruire un piano abilitativo individualizzato. I trattamenti che hanno dato maggiore prova di efficacia, infatti, sono quelli precoci di tipo abilitativo con valenza comportamentale, cognitivo-comportamentale e psicoeducativa, spesso mediati anche dai genitori.

Il Centro Italiano per la Psiche

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