ADHD: Disturbo da deficit di attenzione/iperattività

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Il caldo che ha attanagliato l’Italia nel corso dell’estate e il problema siccità sta concludendosi con le copiose piogge che fanno da preambolo all’autunno, al rientro dalle ferie e all’avvio delle attività scolastiche. Come sempre, tale periodo coincide con l’analisi delle criticità insite in qualunque sistema e la definizione delle prospettive con le quali poterle affrontare. Per tale motivo si intende trattare una problematica sempre più diffusa: il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (più noto come ADHD, dall’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder). È una patologia rilevabile soprattutto, o inizialmente, in età evolutiva ed è caratterizzata da disattenzione, iperattività, impulsività e difficoltà di coordinazione. L’ADHD ha un effetto particolarmente dirompente, connotando negativamente il rapporto che il bambino ha con sé stesso, il proprio contesto familiare e la propria esperienza scolastica (www.stateofmind.it).

Il disturbo, in genere, insorge prima dei 7 anni di vita; la sua diffusione è da due a tre volte maggiore tra i maschi, rispetto alle femmine (www.iss.it). Clinicamente, è possibile osservare forme in cui coesistono iperattività, impulsività e disattenzione, e altre caratterizzate da iperattività e impulsività, o esclusivamente da deficit attentivo (www.aifa.it). Per avere rilevanza clinica, la comparsa dei sintomi deve aver luogo prima dei sette anni ed essere presente da almeno sei mesi. In altri termini, un bambino non sviluppa un problema di deficit dell’attenzione da un giorno all’altro; la presenza dei sintomi, dunque, deve protrarsi per un periodo relativamente lungo. Occorre precisare, però, che la maggior parte dei bambini e degli adolescenti, durante alcune fasi dello sviluppo, mostra comunque una tendenza all’impulsività, all’iperattività o alla disattenzione. La differenza, perciò, sta nel fatto che il bambino con ADHD non è in grado di dirigere e fermare la propria attenzione su un compito specifico, soprattutto se complesso e protratto nel tempo. Peraltro, ne risulta compromessa anche la capacità di programmare e organizzare il lavoro e, proprio per tale motivo, a livello comportamentale, la disattenzione, nel disturbo ADHD, si manifesta come divagazione dal compito, mancanza di perseveranza, difficoltà a preservare l’attenzione, disorganizzazione: ciò è bene sottolineare che non implica l’incapacità di comprendere. L’impulsività, invece, può tradursi in invadenza sociale (es. interrompere gli altri in modo continuo) o, più in generale, nell’agire senza considerare le possibili conseguenze. Quanto all’iperattività, diverse ricerche hanno dimostrato che i minori affetti da ADHD presentano un notevole incremento dei movimenti del corpo, nonché un’eccessiva e incongrua attività motoria che si rileva anche durante il riposo notturno. Una ricerca svolta dalla Yeshiva University ha rintracciato nelle difficoltà respiratorie del bambino, durante il riposo notturno, e le annovera tra le possibili cause dell’ADHD e nella stessa si sostiene che “…il russamento, la respirazione con la bocca e l’apnea possono avere gravi conseguenze comportamentali e socio-emotive per i bambini” (www.lastampa.it).

La stessa ricerca, durata oltre 6 anni e che ha coinvolto 11.000 bimbi di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni, ha evidenziato che i bambini con difficoltà respiratorie sono più inclini a sviluppare sintomi emotivi, problemi comportamentali e rapporti difficili con i coetanei. Sembrerebbe che la riduzione dei livelli di ossigeno, e il conseguente aumento di livello di biossido di carbonio nella corteccia prefrontale, comportino disturbi delle funzioni esecutive quali ad esempio: riuscire a prestare attenzione, pianificare in anticipo, organizzare, autoregolare le emozioni e l’eccitazione. Tra le cause del disturbo ADHD, attualmente, viene proposta una matrice genetica, in grado di implicare alterazioni a carico della corteccia cerebrale frontale. Se nell’80% dei casi la sindrome da deficit attentivo con iperattività trae origine da fattori genetici, è altrettanto vero, tuttavia, che un 20% dei casi è riconducibile a variabili non genetiche, quali nascita prematura, uso di droghe e/o alcol da parte della madre in gravidanza, piuttosto che esposizione ad “elevate quantità di piombo” durante la prima infanzia (www.iss.it/). Indipendentemente dalle cause, il bambino e l’adolescente con ADHD, molto più raramente l’adulto, non sono semplicemente vivaci o distratti, ma soffrono, possono nuocere a sé stessi e agli altri, hanno uno scarso rendimento scolastico e tendono ad essere isolati dal gruppo dei pari. Il disturbo da ADHD può essere considerato un deficit di autoregolazione che, oltre alla caratteristica primaria di disattenzione, e alla impulsività, sottende anche caratteristiche secondarie. Tra queste, autostima fluttuante, difficoltà relazionali, aggressività verbale e fisica, difficoltà nella soluzione di un problema (il bambino non considera sufficientemente le caratteristiche del problema da affrontare, né controlla adeguatamente il suo piano d’azione), scarsa motivazione, difficoltà emotive.
Per l’American Psychiatric Association, la prevalenza di ADHD tra i bambini americani oscilla tra il 3% e il 5%. “Nel 35% dei casi, l’ADHD si accompagna […] a disordini comportamentali, come quello dell’atteggiamento di sfida continua, nel 26% dei casi a problemi comportamentali e di ansietà, nel 18% dei casi a depressione.

Secondo i servizi di salute mentale americani, fra il 30 e il 70% dei bambini con ADHD continuano ad avere sintomi anche in fase adulta. Circa l’80% dei bambini necessita di trattamento in fase adolescenziale e il 50% in età adulta” (www.epicentro.iss.it/). Per quanto concerne il dato nazionale italiano, alcuni studi epidemiologici condotti in Umbria, Toscana ed Emilia-Romagna mostrano che, quando il disturbo viene specificamente ricercato nella popolazione infantile generale, la sua frequenza è di circa il 4% (in media 1 bambino in ogni classe da 25 alunni), non dissimile dalle stime Nord Americane e Nord-Europee. Casi potenziali, invece, si misuravano nel 6.9% della popolazione infantile” (www.epicentro.iss.it/). Relativamente al trattamento, attualmente vengono messe in campo numerose e diverse forme di intervento terapeutico, in quanto l’esclusivo utilizzo dei farmaci non comporta il miglioramento di tutti gli aspetti correlati al disturbo; proprio per tale ragione, dunque, occorre adottare interventi psico-educativi, lavorando anche con la famiglia (parent-training) e con la scuola, così da agevolare l’introduzione e la stabilizzazione di comportamenti maggiormente adeguati. Uno studio condotto dall’American University of Washington, su bambini tra i 7 e gli 11 anni, pubblicato sul Journal of Attention Disorder, ha evidenziato che la modifica di abitudini inadeguate innescherebbe un circolo virtuoso, determinando comportamenti salutari. Nello specifico, bere più acqua, trascorrere meno tempo davanti alla tv e fare sport, sono alcune tra le abitudini di vita sane utili ai bambini e ragazzi con ADHD (www.ansa.it). Va precisato che, al di là della specificità dell’intervento, non si può prescindere dalla gestione dell’ADHD in quanto, se non trattata, può inficiare l’autostima e determinare il disturbo della condotta in età evolutiva il quale, a sua volta, nell’adulto può ingenerare comportamenti devianti, fino a poter sfociare in un disturbo di personalità antisociale (World Psychiatry 2003).

Il Centro Italiano per la Psiche, in un’ottica di pieno raggiungimento del benessere psico-fisico della Persona, per evitare che il deficit da disattenzione e iperattività nell’età della crescita possa interferire con la capacità di apprendimento e compromettere lo sviluppo psico-fisico del bambino o dell’adolescente, offre interventi mirati, condotti da Psicologi, Medici ed Educatori, oltre che da specialisti in tali discipline, volti a migliorare le capacità di autocontrollo e a ripristinare una buona qualità della vita. In generale, tanto i bambini, quanto gli adulti con ADHD, dovranno essere incoraggiati a sviluppare il loro potenziale, messi in condizione di accrescere la propria efficacia, sostenuti nel miglioramento delle competenze sociali, accompagnati nel superamento delle difficoltà scolastiche, lavorative e sociali, oltre che nella gestione delle loro emozioni.
In ordine al disturbo specifico e per problematiche ad esso correlate, presso la propria sede, è possibile usufruire dei seguenti Servizi con Consulenza Gratuita:

– Consulenza Psicologica Individuale (Età Evolutiva e Adulti) – (max 3 incontri)

– Consulenza Psicologica di Coppia – (max 3 incontri)

– Consulenza Psicologica Familiare – (max 3 incontri)

– 1^ Consulenza di Mediazione Familiare

– 1^ Consulenza Disturbi dell’Età Evolutiva

– 1^ Consulenza in Neuropsichiatria Infantile

– 1^ Consulenza nel Trattamento dell’Infertilità della Coppia

– 1^ Consulenza per Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

– 1^ Consulenza Psicodiagnosi (Età Evolutiva e Adulti)

– 1^ Consulenza Logopedia (Età Evolutiva e Adulti)

– 1^ Consulenza per Terapia Miofunzionale

– 1^ Consulenza per Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

– 1^ Consulenza Tutoraggio per Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

– 1^ Consulenza Psichiatrica

– 1^ Consulenza in Allergologia

– 1^ Consulenza Andrologica

– 1^ Consulenza Nutrizionale

– 1^ Consulenza in Dietologia

– 1^ Consulenza Tecnica di Parte (CTP): Psicologica, Neuropsichiatrica Infantile, Psichiatrica, Giuridica.

– 1^ Consulenza per Supervisione Clinica (Individuale/Gruppi)

– 1^ Consulenza Gratuita per realizzazione Copioni e Sceneggiature

 

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Centro Italiano per la Psiche

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